Traumi del passato Per saperne di più

Rielaborando il passato rendiamo le esperienze meno dolorose in modo che non influiscano più nella nostra vita presente e futura.

 

Le recenti acquisizioni delle neuroscienze hanno riproposto l’irrinunciabilità dei fattori biologici accanto a quelli  propri della psicologia.

 

E’una lettura del trauma e della sua possibile evoluzione positiva, una soluzione originale e percorribile per migliaia di persone in stato di sofferenza cronica permettendo lo sblocco delle tensioni e la loro risoluzione attraverso lesperienza di vibrazioni involontarie di tutto il corpo.

 

Le azioni devono essere portate a compimento ed è solo perché un’azione non è stata completata che la possiamo ritenere abbietta.

 

È per questa dimensione di incompletezza che l’energia ingorgata o incistata dal trauma si presenta ossessivamente e dolorosamente nella mente e nel corpo.

 

La stessa struttura della personalità, secondo la psicologia somatica, è diretta conseguenza di matrici cristallizzate di atti incompiuti,  o di eventi subiti  e incompiuti dal punto di vista della reazione organistica appropriata,  avvenuti durante l’infanzia. E il trauma  pone una severa opzione  sull’evoluzione personale,  sia psichica che corporea,  di chi vi è stato esposto.

 

Non è molto importante che l’evento traumatizzante possa essere ricordato esplicitamente. L’essenza del trauma è implicita.  Ciò che è importante nella cura del trauma è il portare a termine  le risposte incomplete alla minaccia e la conseguente scarica  dell’energia che era stata mobilizzata  per la sopravvivenza alla minaccia.

 

La memoria organica,  la memoria vera,  non è come molti pretendono a una dimensione,  non è cioè un puro rammentare.

 

La funzione del cervello consiste nello scegliere dal passato,  nel ridurlo,  nel semplificarlo, ma non nel conservarlo.

 

C’è una memoria emozionale  senso emotiva e una memoria procedurale  delle membra o corporea.

 

Solo la memoria totale ricrea il senso intero dell’esperienza e consente di risolverla liberando la realtà presente dagli effetti invalidanti della realtà trascorsa.

 

Si possono risolvere e guarire i traumi semplicemente.

 

Il corpo guarisce e le cicatrici psicologiche lasciate dai traumi  sono reversibili,  ma solo se riusciamo ad ascoltare le voci del nostro corpo.

 

Andare aldilà del trauma coinvolgendo il processo corporeo che dovrebbe essersi verificato, invece che far semplicemente rivivere ciò che è accaduto.

 

Una comprensione del trauma,  del suo radicarsi nei tessuti corporei e della sua guarigione.

 

Abbiamo accesso alle radici fisiologiche del problema ascoltando le sensazioni  che ci fornisce immediatamente l’istinto dell’animale e l’intelligenza dell’essere umano.

 

Incidenti stradali, malattie gravi,   interventi chirurgici,  stupro,  violenza subita o vista,  guerra e sciagure naturali.

 

Nel trauma si attivano meccanismi di protezione  come la dissociazione, la negazione,  l’irrigidimento e il collasso.

 

Per curare il trauma dobbiamo considerare il corpo e la mente come un tutt’uno.

 

Il disturbo da stress post-traumatico  non è una patologia da tenere a freno, sopprimere o accomodare ma il risultato di un processo naturale andato storto.

 

La cura del trauma richiede un’esperienza diretta dell’organismo vivente,  senziente e cosciente.

 

I sintomi che un tempo compromettevano la loro capacità di vivere  una vita piena e soddisfacente scompaiono o si diminuiscono notevolmente.

 

Il trauma è il risultato delle pulsioni più potenti che il corpo umano è in grado di produrre.

 

La sensazione corporea è la chiave per la guarigione del trauma. Essere consapevoli di ogni reazione emotiva che cresce dentro di noi, emozioni  troppo intense come rabbia, terrore e impotenza.

 

Bisogna avere il tempo di assimilare con tranquillità le informazioni,  prestando attenzione alle nostre reazioni,  il nostro organismo ci guiderà alla velocità giusta.

 

E un’innata facoltà di guarire attraversando il trauma che può essere l’inferno sulla terra.

 

Lo studio del comportamento degli animali selvatici, di come evitano la traumatizzazione, è indispensabile per la comprensione e la guarigione del trauma  umano.

 

Appena prima del contatto, si entra istintivamente in uno stato  alterato di coscienza perfettamente immobili,  in cui non si prova dolore, in una resa alla morte incombente.   Abbiamo tre opzioni: irrigidimento, combattimento o fuga.

 

La reazione di immobilità è involontaria,  è un meccanismo fisiologico  che risiede nelle parti primitive  e istintive del nostro cervello  e del nostro sistema nervoso  e non si trova sotto il nostro controllo cosciente.

Dissociazione e  smemoratezza per sopportare esperienze intollerabili.

 

Negazione o comportarci come se non fosse importante,  agire come se niente fosse accaduto,  perché le emozioni sarebbero troppo dolorose.

 

Una volta fuori pericolo l’animale si scuoterà di dosso gli effetti residui della sua reazione di immobilità, recuperando il pieno controllo del suo corpo.

 

Gli animali selvatici  si adattano  fluidamente passando dalla reazione di immobilità e riacquistando la piena mobilità e funzionalità.

 

Un animale che dopo un trauma trema, mostra di riorientarsi nel suo ambiente.

 

Il nostro cervello rettile istintivo ci ricorda che siamo esseri umani legati alla nostra eredità animale.

Le azioni devono essere portate a compimento,  le reazioni devono essere scaricate e completate.

Il nostro cervello è costituito anche da quello limbico emozionale e dalla  neocorteccia  razionale.

 

Di solito l’uomo non è in grado di mantenere naturalmente questo stato abbastanza a lungo per consentire di giungere alla conclusione naturale del trauma perché teme ed evita di portarlo a compimento, poiché interviene la corteccia cosciente che sopprime il processo naturale, controllato da puri e semplici atti di volontà e la capacità innata di autoregolazione viene sviata.

 

I sintomi di trama si accumulano e diventano sempre più complessi.

 

La capacità di entrare ed uscire da questa reazione naturale è la chiave per evitare gli effetti debilitanti del trauma.

 

E importante ascoltare i brividi di paura, la crescente agitazione, le ondate di calore umido, il formicolio, le tensioni,  la posizione, la temperatura, i 5  sensi,  il dolore, il nervosismo, il fastidio,  fare attenzione al respiro,  al battito cardiaco,  alla pelle, alla postura.

 

Gli esseri umani non trovano facile risolvere il dilemma se lottare o scappare.

 

I sintomi traumatici sono causati da un residuo congelato di energia che non è stato risolto e scaricato,  e resta intrappolato nel sistema nervoso spesso formando sintomi quali ansia, depressione, problemi psicosomatici e comportamentali,  paura, ansia, incubi ricorrenti,  tendenze violente, attacchi di panico, insonnia.

 

Un trama non risolto può mantenerci eccessivamente prudenti, inibiti,  o mantenerci nella ripetizione, nel vittimismo,  o un’esposizione sconsiderata al pericolo,  può distruggere la qualità dei nostri rapporti o alterare le esperienze sessuali, compulsive, perverse,  promiscue o inibite,  creare ipervigilanza,  coazione a ripetere, sentirsi sopraffatti dagli eventi.

 

Congelate  nel nostro sistema nervoso sono come bombe pronte per esplodere se vengono scosse con forza.

 

Il processo di guarigione creativa può essere bloccato dallutilizzo di farmaci per sopprimere i sintomi, dando enfasi al controllo e negando sentimenti e sensazioni.

 

Le nostre profonde risorse fisiologiche utilizzate consciamente possono essere usate per la guarigione.

 

Il trauma si può guarire senza dover rivivere dolorosamente i ricordi, senza ricorrere continuamente a farmaci.

 

Ascoltando le sensazioni corporee,  facendo esperienza fisica,  sperimentando la consapevolezza cosciente e corporea,  senza giudizio.

 

Rimanere con le sensazioni, osservare e vedere se cambiano,  restano uguali, scompaiono, intensificano, si affievoliscono, si trasformano in qualcos’altro,  notando le dinamiche, se cambia quanto e  dove.

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